Il Lamento dell’Argine

Stefano Alghisi si è diplomato alla Scuola del fumetto di Milano.
Tra i suoi lavori: MORRISON HOTEL (gammalibri 1995), tra il ’97 e il ’99 collabora con la rivista di punk rock’n'roll BASSA FEDELTA’, nel 2007 pubblica HANNO MANGIATO ADOLF HITLER, tratto da un racconto di Dino Buzzati, LA BARONESSA DI CARINI, pubblicato dalla rivista IL CANTASTORIE (2009), IL DIAVOLO E LA FANCIULLA (usa 2010), VIVA BASAGLIA, ispirato alla figura dello psichiatra Franco Basaglia. (moretti e vitali 2011).

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Podere La Bertazza – Diolo di Soragna (PR)

Il salotto del Rootsway Festival, uno dei poderi un tempo dei Principi Meli Lupi di Soragna si veste a festa per ospitare gli artisti venuti dalla lontana Louisiana, dal Texas e – perfino – dalla Lettonia oltre che dall’oltrepo pavese. E la musica Blues, che nasce autentica dal cuore della terra, rivive qui insieme ai profumi e ai sapori di una cucina ormai famosa targata “Amici della Bertazza”.

COME ARRIVARE

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LE SERATE

Venerd’ 6 luglio

LUKE WINSLOW KING feat. ROBERTO LUTI

Luke Winslow-King (nato il 12 marzo, 1983) è un chitarrista, cantante, compositore e paroliere conosciuto per la sua abilità alla slide guitar,con forte interesse per il blues pre-bellico e il jazz tradizionale con suoni composti da un mix eclettico, comprendente delta-folk music, composizione classica, ragtime, e il rock and roll.
Sia da solo, o con una band, Winslow-King è noto per un suono originale che è allo stesso tempo rustico ed elegante.
Originario di Cadillac, Michigan, si trasferì a New Orleans per caso nel 2001. Nel corso di un decennio a New Orleans ha collaborato con una lista di importanti musicisti locali, tra cui: John Boutte, “Washboard” Chaz Leary, George Porter Jr. e Paul Sanchez. Numerosi i concerti nella città adagiata sul Mississippi e, ultimamente, anche presso la CNN e Discovery Channel “Writer of the Week” dall’American Songwriter Magazine nel gennaio 2011. Al Rootsway si esibirà con Roberto Luti, uno dei più bravi e rispettati chitarristi slide italiani che si è fatto conoscere per la sua partecipazione al progetto Playing For Change oltre che per le tante collaborazioni con musicisti dell’area di New Orleans

LATVIAN BLUES BAND

Una delle più belle sorprese dell’ultimo European Blues Challenge questa band lettone, nata nel 1997 dopo aver ascoltato diversi maestri del blues, come Elmore James, Robert Johnson, Howlin ‘Wolf e Little Walter. Subito è emersa la grande abilità ricevendo i primi riconoscimenti locali e internazionali, partecipando a vari festival musicali in Lettonia e Lituania. Da qui la strada è stata subito in discesa tanto da portare la LBB ad esibirsi in Canada, suonando in diversi festival e blues club. Nel 2005 l’arrivo a Chicago, dove hanno suonato al “Chicago Blues Festival” e diversi Chicago blues clubs – “Buddy Guy Legends”, “Kingstone Mines”, “B.L.U.E.S.” e altri.
Nel 2005 ricevono da Thropees France Blues il riconoscimento nella categoria Best European Blues Band. Il loro primo album “Unreal” con 10 brani originali vede la luce nel 2010 interamente prodotto da Duke Robillard. L’anno si chiude con una performance potente al concorso annuale “Baltic Blues Challenge” ad Eutin dove sono stati promossi a partecipare all’International Blues Challenge 2010 a Memphis, nel gennaio 2010 che gli ha permesso di esibirsi con i grandi del blues, tra cui Bob Margolin, Carey Bell, John Primer, Phil Guy, Louisiana Red, Duke Robillard e molti altri.

Sabato 7 luglio

MANDOLIN’ BROTHERS

Più di 30 anni passati “on the road” con un crescendo che ha portato questa band – italianissima nei componenti, ma profondamente americana – a successi internazionali meritatissimi. Una fusione perfetta di Country, Rock, Blues e musica tradizionale con Dylan nel cuore e Cooder nel bootleneck. Sul palco del Rootsway sono saliti già parecchie volte, ma sempre lasciando il segno. Jimmy Ragazzon, Paolo Canevari, Daniele Negro, Joe Barreca, Marco Rovino e Riccardo Maccabruni sono beniamini del festival e in questa serata – statene certi – ne vedrete delle belle.

DEBBI WALTONCHEMAKO

Il Texas torna al Rootsway tra le note di Debbi Walton – songwriter del Lone Star State – e la Roots Band rivelazione di questo 2011: i Chemako. Da anni sulla strada questi ottimi musicisti della fertile area di Voghera ci hanno sorpresi con un prodotto discografico di altissima qualità, con un suono talmente “americano” che ci ha lasciati senza fiato. Non a caso alcuni grandi interpreti della musica americana, tra i quali Debbi Walton, sono ospiti del loro CD. Gianfranco “French” Scala, Roberto Re e Stefano Bertolotti – ai quali si aggiunge la rugosa vose di Marcello Milanese in una serata perfetta e con una sorpresa finale! Da non perdere!

Web TV

rootsway on livestream.com . Broadcast Live Free

Rootsway – Roots ‘n’ Blues & Food Festival

Dall’idea di un gruppo di amici appassionati di musica è nata a Parma, nel gennaio 2004, l’Associazione culturale-musicale no profit ROOTS ‘N’ BLUES. L’obbiettivo era promuovere e divulgare, con un’attività di volontariato, la cultura musicale delle radici: Blues, Folk, Country, Bluegrass, Old Time … Generi musicali che hanno dato un’impronta al secolo scorso, ma permangono molto vivi anche nell’attualità e ben oltre i confini geografici entro cui sono originati.

Nel 2005, per l’energia e il coraggio dei promotori, supportati dal fondamentale contributo di Provincia di Parma, regione Emilia-Romagna, Fondazione Cariparma, nonchè Strada del Culatello di Zibello, un’apparente utopia prende corpo, diventa progetto e si realizza:
ROOTSWAY – Roots ‘n’ Blues & Food Festival – A Tavola col Blues.

L’evento è itinerante lungo le sponde del fiume Po, in piccole frazioni e cittadine della Bassa Parmense fortemente connotate dal passaggio del fiume, testimoni di una ruralità ancora autentica, in grado di ospitare musica e offrire cibo – perciò cultura – con una spontaneità e una generosità sostanzialmente non dissimili da quelle che si ritrovano lungo il Delta del Mississippi, culla della musica americana contemporanea.

Le prime sette edizioni del Festival si sono svolte a Coltaro di Sissa, Polesine Parmense, Zibello, Ragazzola, Gramignazzo di Sissa, Diolo di Soragna, Colorno e San Secondo Parmense, valorizzando le piazze, le antiche corti contadine ma, soprattutto, riportando la gente lungo gli argini fino alle rive del Po. Significativo è stato l’apporto delle associazioni locali e delle Pro Loco che hanno saputo fondere la rinomata cucina parmigiana con varie specialità gastronomiche d’America. I concerti – tutti a ingresso gratuito – sono stati oltre 200. Si sono realizzati incontri, conferenze e quattro mostre fotografiche tese a far conoscere la cultura Blues: Dick Waterman: il fotografo del blues, Segni e Sogni d’America, Un Po di Blues, La Terra del Blues.

Sia per l’interesse del pubblico (che è andato crescendo registrando una media di oltre 3.000 presenze per ogni weekend) che per la qualità delle esibizioni musicali e per l’ottima cucina, il Festival si è meritato elogi a livello nazionale e sovranazionale: “il festival più importante a livello nazionale” (Marino Grandi, Il Blues Magazine), “uno degli eventi clou a livello mondiale” (Cheap Eagle, Blues Revue – USA).

E importanti sono le collaborazioni con altrettanti festival Italiani, Europei e Statunitensi: Castel San Pietro (BO), Kayman Blues Festival (RE), Novellara Blues Festival (RE), Argenta (FE), Canovacci di Pero (MI), Delta Blues Rovigo (RO), Mojo Station (Roma), Collecchio Film Festival (PR) Valle Maggia, San Gallo, Rappersvil e Piazza Blues di Bellinzona (Svizzera), Notodden Blues Festival (Norvegia), Blues sur Seine (Francia), North Mississippi Hill Country Picnic, Arkansas Blues and Heritage Festival e il Juke Joint Festival di Clarksdale (USA).

A coronamento del Festival 2008 l’Associazione Roots ‘n’ Blues ha ricevuto l’incarico da The Blues Foundation di Memphis (Tennessee – USA), madre di tutte le associazioni blues del mondo e da sempre partner del Festival, di organizzare la prima European Blues Conference che ha radunato a Salsomaggiore Terme i rappresentanti di 14 nazioni europee (organizzatori, promoter, giornalisti, discografici, radio) per un progetto di coordinamento e promozione della musica blues a livello europeo. Il successo di quest’ultima è stato evidenziato nell’edizione seguente, tenutasi a Notodden (Norvegia) dove ha preso vita la European Blues Union.

Quella del 2012 sarà l’ottava edizione.

Chi siamo

In una società sempre più orientata all’integrazione ed interazione tra i popoli con culture, tradizioni e lingue diverse la musica occupa, certamente, un posto ed un ruolo di primo piano di forte “comunicatore sociale” al punto tale che, soprattutto grazie ad essa, stiamo assistendo, giorno dopo giorno, ad una maggiore uniformità culturale delle attuali generazioni che andrà inevitabilmente a rafforzarsi e consolidarsi con le future che arriveranno.

Da questa considerazione è partito lo spunto per fondare un’Associazione Culturale il cui nome è rappresentato dall’unione dei due generi musicali che più di altri hanno rappresentato e rappresentano “l’origine della musica moderna”: il ROOTS e il BLUES.

Roots sono le “radici” della musica americana (Stati Uniti), soprattutto quella che un tempo era indicata come “musica bianca” (Country, Bluegrass, Old Time Folk ecc.), mentre il Blues è la “musica dei neri afro-americani” nonchè la più longeva ed influente del ventesimo secolo.

La musica “Roots” e quella “Blues” rappresentano, a buon diritto, quelle origini musico-culturali che non possiamo nè dobbiamo dimenticare se vogliamo considerarci una società perfettamente integrata e plurirazziale.

Oggi la quasi totalità della musica che quotidianamente ascoltiamo, e quindi quella più venduta, deve in modo più o meno profondo la propria ispirazione ed esistenza alla musica “Roots” e a quella “Blues”.

Questo ci è sembrato un valido motivo per iniziare a fare qualcosa di socialmente e culturalmente importante, con la viva speranza di poter ricevere un prezioso supporto collaborativo da parte delle Istituzioni, delle Scuole, delle altre realtà associative e delle Aziende Commerciali.

“La musica è un mix perfetto di arte e cultura e per questo dev’essere ascoltata, cantata, suonata, ballata e portata anche nei luoghi del sapere”.